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Valle Strona : sentieri e alpeggi di Sambughetto...
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      Sentieri e alpeggi di Sambughetto  -   sulle tracce dei pastori...

 Omegna > Valle Strona > Sambughetto.

 

 

 Di nuovo (con Andrea), in Valle Strona per continuare la visita ai vari alpeggi sul versante della montagna sopra Sambughetto, sulle tracce dei percorsi seguiti un tempo dai pastori della zona, e anche da quelli che arrivavano dalla Valsesia, superando la cresta vicino alla Massa del Turlo.


 

 Dal parcheggio sottostante Sambughetto 765 m. si passa accanto alla Chiesa Parrocchiale di San Lorenzo e si salgono le scalinate che attraversano il paese, giunti alla Cappella (a destra Via Craponetti), si sale sulla sinistra uscendo dal paese, più in alto si passa dalla Cappella rivolta verso monte, una caratteristica che pare essere propria della Valle Strona, una Cappella simile è presente anche sopra Megolo nella Valle dell'Inferno presso l'Alpe Albarè, la Cappella Madonna della Salet (vedi questa pagina), che pare sia stata costruita proprio da alpigiani proveniente dalla Valle Strona...


 La mulattiera risale il ripido versante e poi entra nella valle, si segue il percorso del pali che portavano la corrente a Prato (segno che un tempo era un corte importante), passando in una bella faggeta si giunge alla Borgata Prato 1087 m. ormai in stato di abbandono; era proprio un piccolo paesino in quota... abitato fino a poche decine di anni fa da diverse famiglie; un tempo i bambini scendevano (e risalivano...) a piedi (sono 300 metri di dislivello), tutti i giorni per andare a scuola a Sambughetto...


 Il sentiero prosegue lungo il versante sinistro idrografico della valle del Rivo Maggiore, si supera il canale del Rivo della Torgna (sono toponimi riportati sulla vecchia Mappa Rabbini, nomi che in gran parte sono ormai dimenticati...), fino al canale il sentiero è ben evidente, in seguito la traccia si fa a tratti più labile ma comunque è sempre visibile.

 Ormai fuori dal bosco si risale il versante passando dai ruderi dell'Alpe Ruscala, più in alto si vede un'altra baita che pare in migliori condizioni, è la Mojaca dove troviamo anche una iscrizione datata 1929.

 Proprio mentre stiamo per salire alla Mojaca, veniamo raggiunti da un alpigiano diretto all'Alpe Giandolino sul versante valsesiano, per controllare i suoi animali, e ci racconta che suo nonno caricava questo alpetto e che appunto Mojaca era il nome con cui loro chiamavano questo luogo.

 In queste occasioni (ormai sempre più rare col passare del tempo), per chi come noi è alla ricerca proprio di queste tracce della vita e del lavoro degli alpigiani di un tempo, è sempre molto bello trovare qualcuno che possa testimoniare di persona...

 Dalla Mojaca si continua traversando verso il canale (un altro rudere è presente su questo versante poco più avanti), che si traversa per poi risalire la dorsale che porta a Chignolo ca. 1540 m. (Alpi Chignolo sulla Mappa Rabbini), un grosso gruppo di baite ben mimetizzate in questo ambiente per via del colore dei sassi utilizzati per la loro costruzione; da segnalare una caratteristica "nicchia" ricavata nella parete di una baita [foto 41 e 42].

 Dal rudere posto più a nord si traversa per poi salire al colletto soprastante, sotto al quale si trova un piccolo laghetto (ghiacciato in questa occasione), qui arrivava un altro sentiero (la cui traccia si intuisce guardando il versante della montagna...), percorso dagli alpigiani che arrivavano dalla Valsesia diretti verso l'Alpe Forcolaccia sotto, percorso che seguiremo anche noi in questo giro.


 Dal colletto a circa 1640 m. si scende sul versante opposto (l'Alpe Forcolaccia sotto è ben visibile), poggiando preferibilmente sulla destra per evitare alcuni salti su questo versante esposto a nord, la bassa vegetazione è fitta, e forse anche per questo non abbiamo trovato tracce evidenti dell'antico sentiero; giunti al canale del Rivo della Forcolaccia, lo si traversa e risalendo il versante opposto si arriva ai ruderi dell'Alpe Forcolaccia sotto 1426 m. (già visitata in precedenza, raggiunta seguendo il sentiero che saliva da Mezzano, vedi questa pagina).

 Qui a Forcolaccia sotto era rimasto ancora un vecchio sentiero da cercare, quello che traversava a mezzacosta verso Francesca sotto...

 Guardando da lontano si intuiva la presenza della traccia che traversa più o meno alla stessa quota dell'alpe, si traversa sui ripidi prati trovando dei vecchi tagli che aiutano nell'orientamento, superato un canalino si continua verso la dorsale dove più in alto traversa il sentiero verso Francesca sopra, qui i tagli scompaiono (probabilmente chi li ha fatti poi saliva la dorsale, che è il percorso più "tranquillo"...).


 Continuiamo invece la traversata puntando allo sperone di quota 1423 m. punto panoramico da cui si vede l'Alpe Francesca sotto [foto 64, lo sperone si vede a sinistra nella foto 71], qui si traversa scendendo nel bosco misto (in questa occasione, un ennesimo canalino ghiacciato da traversare...), e ci si affaccia sul canale del Rivo della Francesca , che si potrebbe anche superare scendendo sotto al salto roccioso visibile sulla sinistra, ma cerchiamo invece un passaggio sopra il salto del canale per poi traversare verso i prati di Francesca sotto poi lungo il sentiero che, scendendo sul fianco del Sasso Respore, si arriva all'Alpe Ruspò dove facciamo una piacevole sosta ospitati dal gentile padrone di casa...

Link alla cartina ↓


 Continuando poi la discesa e passando dall'Alpe Pianello, l'Alpe Resiga, l'Alpe Benna e Craponetti si ritorna a Sambughetto, un paese "in salita" dove la strada si ferma in basso e l'unico modo per raggiungere le case è a piedi... cosa che per gli escursionisti di passaggio può essere piacevole e interessante, ma per chi ci vive stabilmente (specialmente col passare degli anni...), può diventare difficoltoso, cosa che si menziona spesso parlando con gli abitanti del luogo, sempre cordiali e disponibili...



   Per il giro descritto, circa 7 ore.   Difficoltà EE.

 


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