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Valle dell'inferno
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   Valle dell'Inferno

[da Megolo (Pieve Vergonte) - Ossola]


 Percorso impegnativo, su sentieri non segnalati e in parte scomparsi...

   [Vedi anche la pagina : da Anzola al Rio Inferno]

 

 
 Alle spalle di Megolo una valle isolata, parzialmente nascosta dal fondovalle, sale verso la cresta che separa l'Ossola dalla Valle Strona, ma non la raggiunge; in alto verso i 1600 m. una cresta dentellata racchiude la parte terminale, è la Valle dell'Inferno.

 Si parte dall'abitato di Megolo di mezzo (uno dei tre nuclei, con Megolo di cima e Megolo di fondo), di Megolo, frazione di Pieve Vergonte; da segnalare, nel borgo antico di Megolo di fondo, il caratteristico nucleo dei Cantinitt, vecchie osterie e costruzioni dove conservavano il vino...

 Vedi l'interessante articolo sul sito Archivio Iconografico del Verbano Cusio Ossola : Un bicchiere di 'merican ai Cantinitt


Una visita più recente in zona, per visitare lo sperduto alpetto di Ca' Togn, su: questa pagina.

 Dalla Chiesa Parrocchiale di San Lorenzo a Megolo di mezzo si segue una stradina asfaltata (cartelli indicatori) che porta a Cortavolo 350 m. in zona i ruderi di alcune baite, dove si può notare il caratteristico architrave in sasso tipico delle costruzioni Walser della zona di Ornavasso; su alcuni è stata incisa una croce; qui si trova la Cappella della Madonna della pace.

 Cortavolo è il punto di partenza/arrivo del Sentiero Beltrami.

 Si segue la traccia che sale in diagonale sul fianco della montagna in direzione sud, con belle vedute sulla piana Ossolana e le montagne circostanti, verso il colletto boscoso che si vede circa 300 m. più in alto; il sentiero passa sotto alcune pareti rocciose e giunge al pianoro dell'Alpe Albarè 630 m. dove è presente la Cappella Madonna della Salet, rivolta verso la montagna (cosa inusuale...).


 Da Albarè si segue il sentiero (ancora in buone condizioni) che con un lungo traverso sul fianco della montagna, superando un paio di canalini secondari (in alto, verso sud, si vede la dorsale boscosa della Cola d'Benin), raggiunge il Rio dell'Inferno; superato il primo riale si vede un bivio del sentiero, salendo a destra su una dorsale boscosa posta al centro della valle si arriva ai ruderi dell'Alpe Pianale ca. 650 m. posti vicino a una parete rocciosa e a una bella cascata.

 Seguendo invece la traccia di sinistra si sale nel bosco in diagonale verso sud-est, poi si scende a superare un canale seguendo una cengia che richiede attenzione e si risale fino a una dorsale panoramica, la traccia continua a salire sulla destra (sud-est) lungo la dorsale, fino al largo pianoro della Cola d'Benin 843 m.

 Da segnalare che il sentiero rappresentato sulla CNS del 1963 (che naturalmente per quanto riguarda il territorio Italiano, riporta quanto rappresentato dalle mappe Italiane...), non è rappresentato correttamente, non arriva alla Cola d'Benin da sud, bensì dalla direzione opposta).

 Dall'alpe si segue la dorsale fin verso i 1000 m. di quota sullo spartiacque tra la Valle di Anzola e la Valle dell'Inferno; si continua la salita della dorsale che ora si orienta verso sud, giungendo a un colletto dove si trovano dei ruderi, in particolare proprio contro la parete rocciosa è presente una sorgente ed era stata costruita una specie di vasca di raccolta dell'acqua, siamo a Fontana Ragozza; qui si sale traversando sulla sinistra (est), per superare il salto roccioso, appena possibile si ritorna sulla dorsale e in seguito si raggiunge la quota 1310 m. dove si trova un cippo di confine tra il territorio dei Comuni di Anzola e Rumianca (quando era ancora comune autonomo), si continua ancora in falsopiano con bella vista verso la cresta Massone - Cima Scaravini, arrivando al pianoro con i ruderi della Cola d'Umenig 1338 m. poco più avanti sulla dorsale, si trova un altro cippo confinale.


 Dall'alpe si scende nel bosco verso nord-ovest, si arriva poco più in basso a un colletto con dei ruderi, da cui ci si porta sulla destra seguendo la traccia che scende a tornanti nel bosco molto ripido; in seguito la traccia sembra scomparire e bisogna seguire i vecchi segni dei rami tagliati col falcetto, non si devono abbandonare questi segni e bisogna evitare di scendere direttamente verso il canale.

 Il percorso continua con un lungo traverso verso destra (nord) e infine scende lungo una dorsale fino all'Alpe I Motti ca. 850 m. sotto le baite una traccia traversa verso destra verso un canale (quello che termina con la cascata vicino all'Alpe Pianale), la traccia è ben visibile, probabilmente era usata per recarsi all'acqua; dopo il canale la traccia scompare e bisogna cercare sempre i segni dei tagli, (non cercare di scendere subito, ci si trova sopra un salto roccioso...), in seguito quando si entra in un bosco più "tranquillo" si può scendere e si incrocia il sentiero percorso all'andata verso la Cola d'Benin, ritornando al canale sotto l'Alpe Pianale e poi ad Albarè e a Megolo di mezzo.


 Tempo per il giro descritto 6/7 ore (se non si sbaglia nella ricerca dei sentieri... per giri di questo genere, portare la corda potrebbe rivelarsi utile...).
Difficoltà EE

 

  - Nei dintorni :

 Nell'area sottostante il Monte Turi, tra la Valle dell'Inferno e la Valle dell'Arsa, sono presenti alcuni alpeggi in gran parte abbandonati collegati da sentieri poco evidenti.

 Il terreno è più facile rispetto al giro nella Valle dell'Inferno, però i sentieri sono scomparsi o poco visibili ed è necessario avere ben presente l'orografia della zona. In particolare nel tratto tra Albarè e Loraccio, sono presenti diversi pianori intervallati da salti rocciosi che si devono aggirare.

 Da Cortavolo si raggiunge Albarè, poi ci si porta sulla destra nel bosco verso un canalino che si risale, e si traversa verso nord per superare un salto roccioso, a monte di questo si ritorna in direzione sud verso la zona di Sulì; si continua la salita a tornanti giungendo su un pianoro chiamato Pian dei Morti; continuando sulla dorsale si arriva alle baite di Loraccio 1007 m.


Da Loraccio ci si porta sulla giavina vicino all'Alpe e si traversa verso nord giungendo a una dorsale con bella vista verso il Pizzo Camino e la sottostante Alpe Castello, si sale e si trova una traccia che poi traversa verso nord fino al poggio di Pian degli Elbi 1194 m. qui si scende nel bosco sempre sul versante nord, poco sotto si trova un notevole punto panoramico verso l'Ossola e le montagne poste a nord; proseguendo si trova una traccia (segni di taglio col falcetto), che con percorso a tornanti giunge all'Alpe Castello 730 m. dove si incrocia il Sentiero Beltrami, (questo sentiero è poco visibile nel tratto iniziale e in quello terminale).


 Sul poggio panoramico a est delle baite si trovano i pochi resti di una torre di avvistamento che un tempo era presente in questo punto strategico; dall'Alpe Castello si scende a valle seguendo il percorso segnalato (prima sulla gippabile, e poi lungo il sentiero/scorciatoia sulla destra), del Sentiero Beltrami che riporta a Cortavolo.


 Tempo per questo giro 4/5 ore - difficoltà EE



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