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Alpe Pena e dintorni...

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Alpe Pena 1757 m. e dintorni, da Schieranco - Valle Antrona.

Villadossola > Valle Antrona > Madonna > bivio per Schieranco.

Schieranco - Alpe Pena - quota 1973 m. - Alpi di Cama - Alpe Gi Togn - Alpi Le Fraccie - ponte sul Loranco - Locasca - Madonna.

   Difficoltà EE

 

 

 Visita con Andrea alle baite in gran parte diroccate dell'Alpe Pena, poste sulla lunga dorsale che sale verso il Pizzo Ciapè (dorsale dove sale la via normale per questa cima provenendo dall'Alpe Cama).

 In realtà il vero motivo di interesse di questa escursione non è la visita all'alpeggio, ma il percorso del vecchio sentiero che lo raggiunge da Schieranco salendo per più di 500 m. un complesso versante roccioso che incombe sul villaggio.

 Un giro impegnativo, riservato ai pochi "amatori" di questo genere di percorsi... dove bisogna sapersi orientare su terreni impegnativi alla ricerca dei passaggi giusti, e trovare le tracce rimaste dei vecchi sentieri; si sale seguendo cenge esposte, canalini, placche rocciose e terrazzini panoramici, "un percorso di soddisfazione" come scritto sulla relazione visibile sul sito di itinerAlp, relazione che ha "ispirato" questo giro.


 

 Salendo in Valle Antrona si giunge in località Madonna, dove sulla destra traversa la stradina che poi sale a Schieranco, in questa occasione, visto che il programma prevedeva il ritorno a valle lungo un altro percorso, decidiamo di lasciare l'auto subito dopo il ponte sull'Ovesca, così da evitare la risalita (anche se è solo 1 km.), al villaggio di Schieranco 770 m.


 Raggiunto il paese, il percorso inizia alle spalle della Chiesa vicino a una fontana [foto 2], dove parte la mulattiera che sale verso un edificio in cemento dell'acquedotto, che però non si raggiunge, si sale invece direttamente nel bosco tra i terrazzamenti, poi poggiando sulla sinistra si trova una traccia di sentiero [foto 5], lungo il percorso si trovano anche alcuni vecchi tagli col falcetto, tagli che in questa occasione abbiamo però "perso" nella zona dove si devono risalire un paio di giavine, qui probabilmente si doveva stare sulla sinistra, mentre noi abbiamo risalito sulla destra per giungere fino alla base di una versante roccioso.

 Traversando sulla sinistra si giunge a un piccolo canalino, ma non era il percorso giusto e allora ci siamo spostati sulla destra cercando un punto debole sul versante roccioso, i resti di un muretto [foto 7] e poi un paio di tagli fatti col seghetto ci portano a risalire una cengia esposta che conduce a un pendio erboso dal quale però non si vede alcuna possibilità di proseguire...

 Ritornati alla base della parete e traversando ancora sulla destra si giunge a una cengia [foto 8] che permette di proseguire la salita, si continua seguendo il percorso più logico che permette di superare questo erto versante, dopo un tratto un po' disagevole per la presenza di rovi si raggiunge prima una selletta [foto 13], poi una cengia che traversa alla base di un saltino roccioso [foto 14], risalendo si arriva sotto una grande parete di roccia chiara [foto 16], traversando verso sinistra si trova un tratto roccioso che si risale con qualche facile passaggio di arrampicata uscendo a fianco della parete su terreno più facile, e si sbuca sul sentiero, qui evidente e segnalato da numerosi tagli.

 Al ritorno a valle, parlando con un gentile abitante del luogo, abbiamo avuto la conferma che il tracciato del vecchio sentiero sale più a sinistra rispetto a quello da noi seguito, comunque ha anche confermato che la via da noi seguita nel tratto iniziale è una "variante" un po' più impegnativa, conosciuta e utilizzata nei tempi passati...

 Raggiunto il sentiero si continua senza particolari difficoltà con percorso sempre molto panoramico (anche se la giornata sta via via peggiorando, nonostante le previsioni meteo fossero discrete...), si giunge in un bell'anfiteatro sotto una parete rocciosa [foto 19 e 20], rimanendo vicino alla parete si supera una placca che porta a una cengia che permette di superare lo sperone roccioso [foto 21], si continua trovando alcuni resti di muretti che conducono ad un piccolo canalino (bagnato in questa occasione), dove si trova un cavetto [foto 23 e 24] che aiuta a superare un saltino di roccia.

 Traversando in salita verso destra si raggiunge una dorsale con vista verso la zona dell'Alpe Cavallo, poi si trova una cengia sulla sinistra [foto 27 e 28] (qui ci si trova proprio sulla verticale sopra Schieranco), infine superati i gradini di foto 29 si esce sulla tranquilla dorsale che porta ai primi ruderi dell'Alpe Pena a ca. 1650 m.

 Risalendo la dorsale si passa da un altro rudere isolato e poi si arriva al dosso dove si trova il nucleo principale delle baite dell'Alpe Pena ca 1757 m.


 Dall'Alpe Pena risaliamo la dorsale mentre il meteo va gradualmente peggiorando, il terreno è a tratti ripido ma sempre facile, avvicinandoci alla quota 1973 m. si inizia a trovare la neve, neve che sarà presente per tutto il percorso di discesa dalla selletta successiva alla quota 1973 m. passando dalle Alpi di Cama, giunti a Cama inferiore, facciamo sosta in una baita con ancora il tetto in discreto stato in attesa che la pioggia diminuisca di intensità.

 Da Cama inferiore 1612 m. si scende lungo il percorso del sentiero segnalato che porta verso i prati dell'Alpe Gi Togn (zona già visitata in un giro precedente, vedi questa pagina), si trova un cartello segnaletico che indica il percorso per Fraccie, si scende a sinistra sui prati, da segnalare le caratteristiche piccole costruzioni (utilizzate per riporre il formaggio), presenti vicino a ogni gruppo di baite [foto 49 e 55], sotto le quali scorre un piccolo ruscelletto così da mantenere la giusta umidità (questa zona è ricca di acqua).

Link alla cartina ↓




 Si prosegue la discesa traversando nel bosco dove si trovano anche vecchi segni di vernice che segnalano il percorso del sentiero riportato sulle cartine, ma in realtà questo sentiero è quasi scomparso, come capita sovente nelle zone in cui la presenza di una strada asfaltata (quella che sale a Cheggio), "dirotta" gli escursionisti verso mete a quote più elevate.

 Si sbuca comunque dal bosco presso i prati di un ultimo alpeggio e poi si scende a traversare il Torrente Loranco un ponte in cemento, sulla sponda opposta si continua la discesa a sinistra sulla stradina che porta ad un altro ponte in cemento e si esce infine sulla strada asfaltata della Valle Antrona, un paio di km e si ritorna a Madonna e al ponte sull'Ovesca concludendo questo interessante giro.



Tempo per questo giro, circa 8 ore.




 

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