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Centonara, Artò, Boleto, Arola, (e dintorni)...

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- Tra due laghi - Vergante, Valle dell'Agogna, Mottarone, e dintorni...


 

   Pella, Ventraggia, Centonara, Artò, Boleto, Arola (Rio Pellino), Ventraggia, Pella.

 

 Una visita ad alcuni paesi posti sul versante ovest del Lago d'Orta, versante su cui passavano i percorsi per Varallo e la Valsesia, una piacevole e interessante escursione camminando tra i tranquilli e appartati borghi di queste zone.

  Link: Comune di Pella - Comune di Madonna del Sasso - Comune di Arola

   Gennaio 2020

 

 Con Fiorenzo partiamo dal Lago d'Orta, da Pella, e dalla Chiesa Parrocchiale saliamo lungo la ripida stradina (cartelli) che sale a Ventraggia; traversata (con cautela...), la strada asfaltata, la mulattiera prosegue la salita, qui una lapide, ormai poco leggibile, ricorda che siamo sull'antico percorso che saliva alla Colma e poi proseguiva verso la Valsesia.

 Si arriva a Centonara 506 m. un tempo frazione del Comune di Artò, poi nel 1928 entrambi i paesi sono entrati a far parte del Comune di Madonna del Sasso; qui si possono ammirare la notevole casa del "Castello Belvedere" che si trova vicino alla Chiesa dedicata a Maria Maddalena e, salendo sopra il paese si trova il cartello che indica il percorso per l'antica macina che porta ad un edificio ristrutturato che ospita appunta la macina usata un tempo per la canapa (ma anche per le mele e le noci), costruita nel 1870 e usata fin verso il 1930, un ottimo lavoro di recupero di questa interessante testimonianza del tempo passato.

 Naturalmente, come al solito, bisogna dedicare del tempo a girare con calma tra le vie dei borghi per cercare qualche particolare o angolo interessante... (in questa occasione passando a Centonara, abbiamo praticamente "allertato" tutti i numerosi cani del paese...).

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 Proseguendo la salita sulla stradina asfaltata si arriva ad Artò 634 m. passando prima dalla Chiesa Parrocchiale di San Bernardino (XIV Secolo), da qui bel panorama verso il Mottarone e il Monte Cerano; girando tra le case di Artò, nei pressi della piazza si passa vicino alla costruzione del lavatoio con annessi fontana e abbeveratoio (questi ultimi posti all'esterno della costruzione, di fianco alla strada), e qui vediamo che c'è ancora qualcuno che usa il lavatoio pubblico... (e lo stesso abbiamo visto poi successivamente anche ad Arola...), sono scene che ormai sono sempre più rare da vedere ai nostri tempi...

 (Da segnalare l'originale cartello del 1911 posto nel locale del lavatoio che così riporta: "Vasca per risciaciuare fatta costrurre...")

 L'unione forzata di Artò al Comune di Madonna del Sasso nel 1928 non era stata molto gradita dagli abitanti (come del resto in parecchi altri comuni interessati da questo provvedimento), ma qui la cosa era più sentita e per alcuni mesi ci furono proteste popolari...

 Salendo a monte del paese si arriva al pianoro da dove si può proseguire ad esempio verso il Monte Briasco (vedi questa pagina), in questa occasione traversiamo invece in piano verso sud in direzione di Boleto.

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 Traversando un paio di torrentelli si arriva a Boleto 680 m. capoluogo del Comune di Madonna del Sasso (il ben noto Santuario si può raggiungere tranquillamente da qui), salendo lungo Via Follina si entra tra le case del paese dove si trovano alcuni affreschi e interessanti ingressi di abitazioni; ma facciamo prima una sosta (al caldo) al caratteristico e, con il suo interno un po' retrò, piacevole Circolo dei Lavoratori, attualmente ospitato in un edificio della fine del 1600 che era di proprietà della famiglia Giulini, nobili di Milano.

 Passando presso il vecchio pozzo del 1912 (che, come recita il cartello posto in loco, serviva anche da frigorifero... la data è la stessa riportata sulle numerose fontane che si vedono in paese, data della realizzazione dell'acquedotto comunale), e salendo accanto a una vecchia meridiana si può giungere alla soprastante Chiesa di San Giacomo da dove si vede, in lontananza, il Monte Rosa.

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 Ritornati ad Artò seguiamo il percorso verso Arola (cartelli indicatori) che scende a traversare su un ponticello la valletta dove scorre il Torrente Pellino, dopo il ponte si trova un bivio, a destra traversa il "percorso della condotta" (che seguiremo al ritorno, in senso contrario, dopo essere scesi da Arola), saliamo invece sul ripido sentiero che porta a una Cappella dove si incrocia una stradina, seguendola in salita si arriva ad Arola 615 m.


 All'ingresso del paese si vede sulla destra la casa della "Ghiacciaia" costruita nel 1890 da un commerciante di carni, sopra l'affresco sulla facciata della casa, a una finestra del piano superiore, si vede il grosso cilindro che veniva riempito di neve, permettendo così, in inverno, di conservare appunto la carne...

 Si passa poi presso la Chiesa Parrocchiale di San Bartolomeo (e come capita spesso, di solito nei piccoli centri, si nota che, accanto alla Chiesa, era presente una osteria...); ad Arola sono presenti anche la Chiesa di S. Antonio Abate presso il cimitero, e sopra il paese la Chiesa della Madonna dell'Assunta.

 Dopo una tranquilla sosta alla panoramica Chiesa dell'Assunta ritorniamo in paese per un giro tra le vie e poi ritorniamo alla stradina incrociata salendo dal ponte sul Pellino, stradina che seguiamo in discesa lungo un percorso dove si incontrano alcune Cappelle (segno che un tempo questa era una delle strade principale per arrivare ad Arola), giunti al bivio, traversiamo sulla destra seguendo il percorso della condotta ritornando così al Torrente Pellino dove, a valle del ponte, si può ammirare la cascata della Lanca di Struppera.

 Ritornati al bivio si scende al pianoro (dove in inverno il sole non arriva), e poi si esce sulla strada asfaltata che si segue in discesa superando il "confine", tornando così in Provincia di Novara; in questa occasione siamo tornati a Ventraggia per poi scendere a Pella, ma questo tratto sulla strada asfaltata è oggettivamente poco piacevole e a tratti pericoloso (specie nel tratto dopo il ponte verso Ventraggia), vista l' eccessiva velocità con cui passano alcuni automobilisti sfiorando gli sventurati che osano camminare a bordo strada, per cui è senz'altro preferibile traversare (lungo il sentiero o più a valle lungo la stradina), verso la zona di Monte San Giulio da dove si può scendere a Pella.

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Alla sorgente del Pellino: (foto di Fulvia)


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