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Cima di Scaravini - da Forno per il Sasso di Capra...

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   Valle Strona: Cima di Scaravini 2115 m. da Forno per l'Alpe Vazzo e il Sasso di Capra...

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 Forno - Piana Ostana - Alpe Gatto - Alpe Bagià - Alpe Vazzo - Sasso di Capra - Cima di Scaravini - Piano del Pozzo - Alpi Pero - Madonna delle Piane - Alpe Crotta - mulattiera Massiola-Forno - Rosarolo - Forno.

 

 

 Un giro nella sempre bella e tranquilla Valle Strona (dove mancavamo da qualche tempo...), per una salita alla Cima di Scaravini; sommità già visitata in altre occasioni, che questa volta è stata raggiunta seguendo un percorso in parte inusuale e interessante.

 Un itinerario che inizialmente passa da alcuni alpeggi abbandonati e in parte dimenticati, per poi salire verso una formazione rocciosa chiamata Sasso di Capra (Sass da Crava ... toponimo poi confermato al ritorno a Forno, durante la rituale sosta al locale Circolo); l'origine di questo nome potrebbe derivare dal fatto che le capre amavano frequentare questo sperone roccioso, oppure che era una zona appunto adatta solo alle capre...

 Giro piacevole anche per il notevole panorama che si poteva ammirare durante la salita e naturalmente dalla cima, vista la giornata invernale molto limpida, con temperature ben più gradevoli in quota piuttosto che a fondovalle, dove il sole in inverno si vede per poco tempo (e non dappertutto...).

 

 Con Andrea partiamo da Forno (temperatura di alcuni gradi sotto zero), traversiamo in direzione della Chiesa Parrocchiale dei SS. Pietro e Paolo da dove scendiamo per una stretta viuzza che poi diventa sentiero, verso il Rivo Scaravini, si traversa ai margini delle case salendo in direzione del "pollaio di riferimento" di foto 5 (in ogni caso, considerando che in pratica si passa anche su terreni privati, è sempre meglio chiedere informazioni ai gentili e disponibili abitanti del luogo...).

 Sopra al pollaio si trova, presso un albero, un sentierino che si segue (ignorare a un bivio, la traccia che scende), e in breve si raggiunge il Rivo Scaravini che si traversa su una passerella, si entra in un terreno recintato (ricordarsi di richiudere il cancelletto altrimenti gli asinelli se ne vanno...), questa zona è chiamata Piana Ostana.

 Aggirato il recinto ci si porta verso il bosco e si sale nella faggeta, non lungo il primo costone, ma sul secondo posto più a nord, dove si trovano i ruderi dell'Alpe Gatto a 1024 m. dove si notano una targa in marmo con la data 1905 e una bella cantinetta con il soffitto a volta.

 Dall'Alpe Gatto si risale il ripido pendio boscoso (in questa occasione con percorso poco agevole, visto il terreno gelato e in parte coperto di foglie...), più in alto si ritrovano le tracce del sentiero che conduce ai ruderi dell'Alpe Bagià 1345 m. (presente, ma non nominata sulla attuale IGM, mentre è stata dimenticata sulle mappe più recenti).

 Si prosegue la salita del versante per poi traversare sulla destra (sud) in direzione dell'Alpe Vazzo 1439 m. (o Vezzo secondo altre fonti), alpeggio situato in una notevole posizione panoramica sulla Valle Strona; da qui si possono vedere le cime che fanno da corona alla valle, e gli alpeggi posti lungo il soleggiato versante opposto lungo il percorso che porta alla Mazza dell'Inferno e al Monte Crotta (da Forno all'Alpe Vezzo, circa 2 ore).

Link alla cartina ↓

 Dall'Alpe Vazzo si continua salendo lungo il versante boscoso soprastante, e in seguito ci si avvicina a una interessante formazione rocciosa, il Sasso di Capra, che si potrebbe anche aggirare sulla destra (sud), ma è più interessante salire direttamente per un canalino (foto 38 e 39); senza particolari difficoltà si giunge sulla sua sommità da dove si vede il successivo pendio da risalire per arrivare alla lunga dorsale sud della Scaravini (il percorso del pendio è risultato alla fine, più lungo del previsto...), e raggiungiamo la dorsale a circa 1790 m.

 Con bel percorso panoramico (in particolare verso le cime, mentre sulla pianura era presenta la foschia), saliamo la lunga dorsale raggiungendo la "Colma Bella" a 1934 m. (qui un cartello indica un percorso che scende a Forno passando dall'Alpe Cinque Fontane); si continua trovando alcuni tratti rocciosi giungendo così vicino ai 2000 m. dove decidiamo di mettere i ramponi (ramponi che poi, in discesa, toglieremo solo giunti a Piano del Pozzo), infine un ultimo tratto ripido conduce alla Cima di Scaravini 2115 m. fino a qui, da Forno, circa 4 ore e mezza.

 Una sosta ammirando il notevole panorama (è stata la giornata più limpida vista da queste cime fino ad ora; sosta piacevole anche per il clima gradevole e l'assenza di vento), in particolare verso nord e verso ovest si notavano un gran numero di cime, basta solo dire che in lontananza si vedeva il profilo del Monviso...

Panoramica dalla Cima di Scaravini :
panoramica dalla Cima di Scaravini

 Discesa lungo il percorso della via normale verso Massiola; c'erano in verità anche altre possibilità per tornare direttamente a Forno, ma visto il tipo di terreno incontrato in salita, e le limitate ore di luce, decidiamo per una discesa più lunga, ma più tranquilla...

 Giunti a Piano del Pozzo 1697 m. (chiamato Rocca Massiola sulla vecchia IGM), scendiamo alle Alpi Pero 1447 m. da dove ritorniamo nel bosco scendendo in una bella e notevole faggeta lungo una stradina (scorciatoie segnalate), che raggiunge il poggio della Madonna delle Piane 1050 m. (Cappella e "torretta campanaria"); qui abbandoniamo il sentiero per Massiola per continuare lungo la stradina che scende con numerosi tornanti, passando presso l'Alpe Crotta, fino a incrociare il percorso della mulattiera che da Massiola traversa verso Rosarolo e Forno.

 Siamo su quella che nel 1800 era chiamata la "Strada Consortile della Valle Strona", ed era la strada principale della valle; il percorso di questo tratto, fino a Forno, richiede circa 1 ora (andando di buon passo...), lungo la mulattiera si incontrano diverse abitazioni (alte, spesso a tre piani, costruzioni caratteristiche di queste zone), si passa da Brosaccio e dai ruderi di Grampi, per poi uscire sulla strada asfaltata mentre si avvicina il crepuscolo di questa breve giornata invernale (ma Forno è ancora lontano...).

 Passiamo da Rosarolo 792 m. con la sua Chiesa della Madonna del Sacchetto il cui nome è probabile che derivi dal fardello contenente gli "stracci" (vestiti), che gli emigranti portavano con sé andandosene dal paese, e magari si fermavano qui per un'ultima preghiera beneaugurante...

 Da Rosarolo ci sarebbe anche la possibilità di raggiungere Forno senza dover seguire la strada asfaltata (un sentiero è segnato sulla IGM), ma il buio è vicino e preferiamo la via più lunga sull'asfalto, ci sono comunque un paio di scorciatoie lungo il percorso, e ritorniamo a Forno concludendo questo piacevole giro.


 Difficoltà EE - Tempo per questo giro, circa 8 ore e mezza.


  Dicembre 2018

 

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