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Alpeggi di Migiandone - all'Alpe Fornale per il Sentè di Stang...

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 Ritorno sul versante della montagna alle spalle di Migiandone, dopo il giro precedente (vedi questa pagina), sul versante destro orografico del Valon da Migiandon (il profondo canale dove scende il Rio Blet), questa volta seguiamo un percorso che, dalla zona dell'Alpe Cinambodo, traversa il canale del Rio Blet verso i 660 m. di quota per poi risalire il versante opposto verso l'Alpe Fornale.

 Si tratta del Sentè di Stang (il sentiero delle stanghe...), così chiamato molto probabilmente per il fatto che un tempo erano presenti delle pontegge oppure delle protezioni, per cercare di rendere più sicuro questo percorso che presenta alcuni tratti esposti, in particolare lungo le cenge che traversano sopra il canale del Rio Blet.
 

 
 Molto bello lo spettacolo (in verità, inaspettato...), che si poteva ammirare durante il passaggio del canale del Rio Blet, tra alte pareti di roccia dove scendevano gli affluenti del rio, carichi di acqua dopo un lungo periodo piovoso...


 (Come sempre, in questi ambienti dove si percorrono pendii in gran parte boschivi, e soprattutto versanti che rimangono sempre in ombra, le fotografie non riescono quasi mai a trasmettere le reali sensazioni provate sul posto...).

 

 Con Andrea e Francesco partiamo dalla Chiesa Parrocchiale di S. Ambrogio (qualche possibilità di parcheggio) al Gabbio di Migiandone, seguendo il percorso segnalato per le fortificazioni militari della Linea Cadorna (vedi questa pagina); si sale al Bufferun e poi a Cinambodo come fatto durante la precedente visita in zona (link).

 Alcune decine di metri sopra l'Alpe Cinambodo traversiamo inizialmente con percorso libero alla ricerca di una traccia di sentiero, che infine troviamo... si potrebbe anche partire da Bufferun traversando in leggera salita, infatti la mappa IGM mostra un sentiero che traversa verso il canale e che si interrompe prima di raggiungerlo (l'IGM riporta erroneamente il toponimo Lanca invece di Bufferun...).

 Il sentiero è a tratti poco evidente e appare quasi abbandonato, credo che anche i cacciatori preferiscano seguire altri percorsi più "comodi"... e non si trovano nemmeno i tagli che normalmente sono presenti lungo questo tipo di percorsi.

 Con percorso interessante si traversa in discesa incontrando alcuni tratti franosi, il percorso richiede attenzione per l'esposizione presente durante alcuni traversi; guardando sul versante opposto del Valon da Migiandon si vede la solitaria baita dell'Alpe Solivo dove si transiterà durante la discesa (questa baita la si vede anche guardando in questa direzione mentre si transita sulla piana Ossolana).



 E si arriva al canale del Rio Blet intorno ai 660 m. di quota ammirando in particolare la notevole cascata di un affluente del Blet che scende probabilmente dalla zona dell'Alpe Fornale; in alto l'imponente parete rocciosa che sostiene il motto dell'Alpe Spighi.

 Superato il torrente (normalmente la quantità di acqua è certamente ben inferiore a quella trovata in questa occasione, dopo un lungo periodo di piogge...), su versante opposto si traversa sotto una bella balma che ora offre riparo agli animali, ma probabilmente un tempo era usata anche da qualche cacciatore o alpigiano di passaggio.

 Si sale il ripido pendio a fianco della parete rocciosa (parete rocciosa che si vedeva sul versante opposto durante il percorso del Sentè di Stang), qui non si trovano tracce, anche perchè il terreno è a tratti franoso, e si arriva alla sommità del versante boscoso dove non si può proseguire verso il tranquillo versante boscoso che si vede più avanti, perchè un canale intermedio lo impedisce.

 Si sale invece direttamente sulla sinistra con un percorso interessante in parte su roccette (qui si trovano anche alcuni tagli) che permette di salire sopra la parete rocciosa (guardando indietro verso il versante destro orografico del Valon da Migiandon si vede la strapiombante parete rocciosa sopra la quale transita il bel sentiero che dall'Alpe Auliga prosegue verso Spighi).

 Usciti dal tratto con roccette si entra in una fitta boschina dove il percorso diventa poco evidente, ma in breve, si sbuca sulla strà di vacc che prosegue verso l'Alpe Fornale (naturalmente il tratto di sentiero che sale dal canale appena percorso, è consigliabile nel senso descritto, in discesa risulterebbe problematico trovare il percorso giusto nella fitta boschina...). Si prosegue la salita seguendo la strà di vacch che continua su un versante dove si notavano gli effetti del lungo periodo piovoso delle settimane precedenti.

 Si giunge infine all'Alpe Fornale 1056 m. (o Case Fornale) alpeggio da tempo abbandonato e ora nascosto nel bosco, qui si trova anche una interessante pioda con incisioni.

 Da Fornale saliamo ancora per una "divagazione" esplorativa, ma le condizioni non erano certo ideali, con le rocce bagnate e scivolose, e per qualche tempo anche sotto un leggero nevischio... allora ritorniamo a Fornale e scendiamo a valle sempre lungo la stra di vacch, più in basso passiamo su un interessante tratto "costruito" dove si possono ammirare i muri (alcuni veramente notevoli), costruiti per permettere il passaggio del bestiame lungo questo impervio versante (la pioggia aveva anche "scoperto" alcuni tratti del vecchio ciottolato...).

 Si giunge alla baita ristrutturata dell'Alpe Solivo ca. 750 m. bel punto panoramico verso i Corni di Nibbio e Migiandone (da questa posizione si può vedere l'"estensione" del paese, composto da diverse frazioni : Teglia, Loja, Ziffa, Gabbio e Vadi...); la cosa più interessante di Solivo è senz'altro il bel tavolo con una notevole (e relativamente sottile...) lastra di pietra.

 Si prosegue la discesa giungendo in una zona boscosa (numerosi gli alberi di castagno), dove si trovano diversi nuclei di baite quasi tutte ormai ridotte a ruderi, l'Alpe Peta, Alpe Ita, Alpe Cruseta... poi si arriva al più importante nucleo dell'Alpe Nivoia 460 m. dove si vede una architrave con incisioni ormai consumate dal tempo (la data riportata dovrebbe essere 1764...).

 "Terminati" gli alpeggi di questa zona, più in basso il sentiero passa presso le costruzioni relative alle miniere di rame che sono state sfruttate in passato in questa zona (nella foto 71 che mostra una apertura per lo scolo dell'acqua nel muraglione, si può ammirare un esempio della perizia con cui erano realizzate queste costruzioni...).

 Le miniere di rame furono sfruttate dal 1856 al 1870, da una società inglese, The Victor Emanuel Mining Company Limited (gli inglesi in passato hanno ottenuto concessioni in diverse zone del "nostro" territorio, ad esempio per la piccola miniera nella Val Pogallo dopo Baldesaut...); ma la resa non era abbastanza remunerativa e perciò sono state abbandonate, intanto erano state scavate diverse gallerie ed era stato costruito a valle un bacino artificiale che fu provvidenziale, trattenendo il materiale di piena, durante le piogge torrenziali dell'ottobre 1868, salvando così le frazioni Gabbio e Vadi dallo straripamento del Riàl Bet (così era chiamato un tempo il Rio Blet).

 Una nota lasciata dal Parroco di quel tempo, Don Carlo Jonghi : "Nell'anno 1868 li 2 ottobre seguì l'inondazione con gravissimo danno al Gabbio sì inferiore che superiore, e se non vi era quel grande bacino mineralogico, i gabbii superiori sarebbero stati tutti ridotti a congerie per lo straripamento del rialbletto così chiamato"

 Bibliografia : La Montagna dei Twergi - 1989 - Gruppo Alpini Ornavasso

 Giunti sulla stradina terminale che scende a fianco del torrente, vale la pena farsi strada tra i rovi per ammirare gli ultimi salti del Rio Blet (foto 73), prima che termini il suo corso scorrendo più tranquillamente verso il Toce; infine, seguendo la strada che passa presso il campo sportivo si ritorna al Gabbio.


 Tempo per questo giro, circa 6 ore (divagazioni escluse...).

   Novembre 2018 - Difficoltà EE

 
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