in Montagna...

Visita a Forno e dintorni...

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 Salendo in Valle Strona, dopo il capoluogo del Comune di Valstrona (Strona), e la Piana di Fornero, la stradina continua, stretta e tortuosa, e poi d'improvviso la valle si apre e si vede Forno situato in alto su un pianoro soleggiato, e più in basso si trovano alcune sue "frazioni".

 Prima Rosarolo con la sua Chiesa della Madonna del Sacchetto, e poi Otra e Preia; Forno (in tempi più remoti veniva chiamato Forno d'Omegna), fu Comune autonomo fino al 1927 quando fu istituito il Comune di Valstrona assieme a Sambughetto, Fornero, Luzzogno, Germagno, Loreglia e Massiola (gli ultimi tre, nel dopoguerra, ritornarono ad essere autonomi, mentre Campello Monti si aggregò al Comune di Valstrona nel 1929).

 Forno è anche l'ultimo paese abitato dell'alta Valle Strona, ora che a Campello Monti, in inverno, nessuno risiede più stabilmente.

 

 Con Fiorenzo saliamo in Valle Strona fino a Forno ca. 900 m. (comodo parcheggio a lato della strada nei pressi del Circolo); scendiamo verso la borgata Preia seguendo la mulattiera della Vecchia Strada (indicazioni per Campello Monti) che raggiunge la piccola frazione nei pressi dell'Oratorio di San Rocco e si continua lungo la stradina sul versante sinistro idrografico del Torrente Strona.

 Dopo il ponticello sul piccolo Rio Cerani, si arriva alla località omonima e in seguito si trovano le indicazioni (cartelli) per il "percorso in passerella aerea", una passerella sospesa sull'Orrido di San Giulio, una attrazione turistica che permette di ammirare in sicurezza dall'alto il Torrente Strona, la cui visione naturalmente è maggiormente spettacolare in presenza di molta acqua o ghiaccio...


 Ritornati sulla stradina si continua sempre verso ovest raggiungendo un laghetto e poi più avanti un primo ponte sullo Strona che permette di portarsi sul versante opposto, ma si può anche continuare sulla sinistra idrografica fino alla località Scarpion dove, poco prima delle baite, sulla sinistra un sentiero porta al secondo ponte sullo Strona che si traversa giungendo alla presa d'acqua della condotta.

 Mentre alla partenza da Forno la neve era praticamente assente e il primo sole iniziava a scaldare, in questa zona era ancora pieno inverno, con temperatura decisamente sotto zero... traversati sul versante opposto del torrente si ritorna in direzione di Preia passando dalle poche baite di Le Piane e da quelle più numerose di Chioso nei pressi del campo da calcio, poi si passa nuovamente sulla sinistra idr. dello Strona traversando sul caratteristico ponte ad arco.

 Un giro tra la case di Preia alla ricerca di qualche particolare interessante (da segnalare naturalmente il "cordolo" del 1646 già notato durante una precedente visita...), e poi si esce sulla strada principale per scendere al ponte a fianco del quale si vede il rudere di una alta costruzione (qui un tempo erano presenti dei mulini), e subito dopo si risale alla borgata Otra (il cui toponimo deriva dal fatto che si trova sul versante opposto del torrente).

 A Otra si trova la Chiesetta della Madonna della Neve, e oltre la strada nella zona di Otra sotto, la Cappella della Madonna delle Grazie (la più antica dell'alta Valle Strona, la quale ricorda l'alluvione del 1807 che distrusse l'abitato di Otra sotto causando ben 13 vittime).

 Proseguendo la discesa si raggiunge, presso una centrale elettrica, il ponte di Rosarolo vicino alla borgata omonima, qui si trova la Chiesetta della Madonna del Sacchetto, così chiamata a ricordo dei numerosi emigranti che da qui partivano portandosi appunto solo un sacchetto con le poche cose indispensabili per il viaggio.

 Nella zona di Forno (ma vale per tutta la Valle Strona), in passato l'emigrazione era una scelta quasi obbligata per gli uomini alla ricerca di un lavoro (ma erano obbligati a partire anche per la guerra); qui rimanevano le donne e i bambini con qualche anziano, ed erano proprio le donne che dovendo dedicarsi, oltre alla famiglia, anche al territorio badando agli animali, al bosco, ecc... e in questo modo preservavano e custodivano le tradizioni di questa comunità.

 Causa la "mancanza" di uomini, a Otra (comune autonomo fino al 1772), nel 1770 Maria Antonia Maiolo faceva le veci di sindaco... questo aneddoto e altre notizie interessanti sulla storia, la vita, gli usi e costumi (costumi inteso sia in senso figurato che letterale ...), di questa zona della Valle Strona (e delle donne in particolare), si possono trovare sul bel libro (certamente consigliabile, scritto con la passione di chi ha a cuore il proprio territorio) "La memoria nelle Mani" a cura de "La bottega sulle Nuvole di Gilda" : Link.

 (Libro acquistato durante questa visita presso la "Bottega Fra. Per Legno" a Otra : Link)

 A Rosarolo diamo una occhiata se si trova ancora il sentiero riportato sulla carta IGM che sale a Forno sulla sinistra idrografica ma, come ci era stato detto poco prima, il primo tratto è ormai abbandonato, e anche se il terreno non appare impegnativo, preferiamo risalire lungo la strada asfaltata fino al tornante successivo al ponte (cartello: vecchio lavatoio), in località Prà dal Mulin dove traversiamo (passando sopra le case) il Rio Scaravini ma il sentiero termina presso la casa successiva...

 Risaliamo allora direttamente il ripido pendio superiore raggiungendo un sentiero che traversa a mezzacosta questo versante, verso sud traversa il Rio Poccei, andiamo invece verso nord traversando nuovamente il Rio Scaravini questa volta su un comodo ponte in ferro (quello sottostante era poco rassicurante...), e si risale verso l'abitato di Forno.

 (Dal tornante della strada asfaltata parte anche la vecchia mulattiera che raggiunge Forno passando dall'antico lavatoio recentemente restaurato, questo (come scrivevano nel 1840, vedi il riquadro più in basso), era il percorso chiamato delle Scalette, della lunghezza di cento trabucchi... una unità di misura usata prima dell'avvento del sistema metrico decimale, 1 trabucco milanese era l'equivalente di 2,611 m.)

 A Forno si trova la Chiesa dei Santi Pietro e Paolo (che è anche un museo di arte sacra), dopo una piacevole visita tra le strette vie del paese, tra abitazioni ottimamente ristrutturate e altre rimaste come un tempo (e qualche pollo vagante), passiamo presso l'Albergo del Leone la "storica" struttura ricettiva della Valle Strona in esercizio fin dal 1854 : Link.

 Così era descritto il paese di Forno nel 1840 sul "Dizionario Geografico Storico-Statistico-Commerciale degli Stati di S. M. il Re di Sardegna" :

 Forno d'Omegna sta sulle montagne che dividono il varallese dalla riviera d'Orta. La sua positura è colassù in terreno quasi piano ma non vi si può giungere che per una molto rapida salita a cui si dà il nome di Scalette.
Cotale salita è della lunghezza di cento trabucchi. Il comune di Forno è distante ore cinque da Omegna ed otto da Pallanza.

 Gli sono aggregate le seguenti frazioni: Lusarolo che trovasi a manca del torrente Strona e precisamente sulla via che mette a Forno distante da esso un quarto d'ora. Otra che giace a destra dello stesso torrente in distanza di dieci minuti da Forno. Preda discosto cinque minuti. Piana distante tre quarti d'ora qui trovasi il rivo detto del Capone che divide il territorio di Forno dal comune di Campello.

 Le frazioni di Preda e di Piana sono poste entrambe sulla via che da Forno mette a Campello. Delle varie strade che corrono su questo territorio una sola comunale che da una parte conduce a Massiola dall'altra come sopra indicammo scorge a Campello ove termina la valle.

 Da Forno a Campello vi è il cammino di un ora e mezzo ed evvi un ora ed un quarto per andare per Forno a Massiola. Il comune è circondato da altissimi scoscesi monti popolati di piante di alto fusto cioè di faggi a sinistra e di abeti e di faggi al destro lato.

Su quei monti scarseggiano le pasture giacché presentano in gran parte scogli e precipizi che da quegli alpigiani si chiamano felze. Lo Strona non vi serve ad inaffiare il terreno, è valicato da ponti in pietra contiene eccellenti trote.

 Il territorio è sterilissimo e non produce che fieno in poca quantità ond'è che gli abitanti all'età di dodici anni sogliono spatriarsi per imparare un qualche mestiere con cui possano provvedere al proprio sostentamento e per lo più scelgono il mestiere del peltraro e si conducono a lavorare in Allemagna in Prussia ed in Olanda.

 Gli uomini vi sono generalmente di debole complessione, ma robustissime e di straordinaria statura ne sono le donne non poche delle quali oltrepassano l'età di anni ottantacinque.

 La parrocchia di Forno è antica e di disegno gotico S. Pietro ne è il titolare. Vi hanno quattro oratorii campestri per comodo degli abitanti delle anzidette frazioni Il nuovo cimiterio giace a poca distanza dal paese giacché non ti potè costrurre più lunge per l'impossibilità di ripararlo dalle smisurate valanghe di neve che dalle soprastanti montagne vi cadono di frequente nell invernale stagione.
Per le misure si adopera il braccio di 12 oncie milanesi per riguardo ai pesi è in uso la libbra di 28 oncie L'indole dei terrazzani è assai lodevole e sono eglino molto solerti. Popolazione 560

 Tempo per questo giro, circa 5 ore. Difficoltà T/E

   Febbraio 2019

 
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