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L'Agarè, Alpe Curgè, L'Sctrecg...

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    Val Segnara :

  Ponte sul Rio Segnara - Cà Pioda - Alpe Turro - Alpe Pianale - L'Agarè - Alpe Curgè - L Sctrecg (Bocchetta di Anzino) - cresta della Cima dell'Ovac - Calamacchio - Alpe Storna - ponte di Taiole - ponte sul Rio Segnara.



 Valle Anzasca > Molini > stradina per la Val Segnara.
 

 

 Una visita (personalmente, ritorno dopo parecchi anni...), in Val Segnara per un giro nella zona forse più "selvaggia" e meno frequentata della valle; dai due alpeggi posti sul versante est del Corno di Scarpignano, alla dorsale di Calamacchio che scende dalla Cima dell'Ovac passando da L Sctrecg, così è chiamata dalla gente di Anzino la Bocchetta di Anzino (L Sctrecg = strettoia, questa dovrebbe essere la traduzione...).

 La giornata non era forse l'ideale per un giro impegnativo (in particolare per l'orientamento), come questo, ma in compenso le nebbie presenti hanno contribuito a rendere alcuni passaggi veramente suggestivi...
 

 Con Andrea e Francesco saliamo in auto lungo la stretta stradina che entra in Val Segnara, poche possibilità di parcheggio prima del ponte sul torrente; dopo il ponte la strada diventa sterrata e ci sono eventualmente altre possibilità di parcheggio al suo termine; non sono presenti cartelli di divieto di transito, ma in questa occasione una "sbarra " (tronco) impediva l'accesso al ponte... e alla fine conviene comunque lasciarla di fianco alla strada prima del ponte.

Link alla cartina ↓


 Si segue il sentiero principale della valle, ben frequentato in particolare dagli escursionisti stranieri che seguono i percorsi della GTA e Si (Sentiero Italia) (gli italiani pare che non amino molto queste traversate...), durante il tratto iniziale si vede sul versante opposto del torrente una bella Cappelletta del 1600, la Cappella del Signore (si racconta che, secoli or sono, la strada della Val Segnara passasse sul versante opposto proprio vicino alla Cappella, ma poi una alluvione distrusse la strada che venne ricostruita sul versante dove si trova attualmente...), .

 Si passa da Cà Pioda 740 m. poi dopo il ponte sul rio della Val Rosin, si giunge al bivio segnalato dove si continua lungo il sentiero sulla destra verso l'Alpe Pianale e l'Alpe Serra, proseguendo si vede sulla destra un altro ponte sul Rio Segnara (quello per Taiole), che si percorrerà al ritorno; si transita presso la baita dell'Alpe Turro 872 m. (preceduta da una balma), per poi giungere al ponte sul Rio Segnara che si traversa arrivando così all'Alpe Pianale 907 m.

 Dalla baita diroccata posta più a destra (nord), si sale nel bosco, e presso un imponente albero si trovano i primi (in verità inaspettati...) segni di vernice arancione che condurranno a l'Agarè, in verità il vecchio sentiero in alcuni tratti sale più gradualmente con alcuni tornanti, rispetto al percorso più "diretto" indicato dai segni di vernice; si traversa un canalino e più in alto si giunge alla base di una parete rocciosa che si aggira sulla destra (nord), arrivando sulla dorsale di L'Agarè 1502 m. dove terminano le segnalazioni e i sentieri.

 Dai ruderi di L'Agarè (un altro alpe L'Agarè visitato in precedenza, si trova sempre in Valle Anzasca sul suo versante sinistro idrografico : link), si sale direttamente il versante giungendo su un pianoro superiore dove si trovano alcuni ruderi ormai azzerati (che potremmo chiamare L'Agarè di sopra); qui, una prima schiarita ci permette di vedere la cresta che abbiamo in programma di raggiungere (schiarita utile, più che altro, per renderci conto delle reali distanze), e iniziamo a traversare il versante verso nord.

 Si traversa cercando il percorso migliore tra la vegetazione invadente e alcuni canalini, in questa occasione siamo saliti poco sopra i 1700 m. quota in cui il terreno appare meno "scomodo", superato un canalino si giunge sull'ultima dorsale posta tra il successivo ultimo canalino e la cresta nord del Corno di Scarpignano, su questa dorsale si trova Curgè, però a una quota più bassa.

 Scendiamo lungo la dorsale su quelli che un tempo erano i pascoli dell'alpe, arrivando sopra a un ultimo piccolo pianoro, qui troviamo uno sperone roccioso "puntellato" da un muretto e da un tronco che sorregge una grossa lastra di roccia nella quale era stata scavata una apposita sede per il tronco, questo era certamente stato fatto a "protezione" della baita in caso di slavine, che scivolavano ai lati, in mancanza di questa protezione l'alpe sarebbe stata più a rischio...

 Sotto lo sperone si trova l'Alpe Curgè 1648 m. certamente uno degli alpetti più "discosti" e meno visitati, non solo della Valle Anzasca, ma credo di tutta l'Ossola.

 Un'altra schiarita permette di individuare il punto migliore dove salire il versante che porta alla cresta nord del Corno di Scarpignano; saliamo prima lungo la dorsale fino a un punto favorevole dove si può traversare l'umido canale, per poi salire senza problemi alla cresta che si segue in discesa, dove troviamo una traccia e anche segni di taglio col falcetto, tagli che terminano giunti a uno sperone roccioso non superabile che si deve aggirare sulla sinistra (versante di Anzino).

 Scendiamo nella nebbia molto fitta... giunti su una piccola dorsalina la seguiamo per un tratto poi bisogna cercare un punto favorevole per traversare sulla destra un piccolo canalino alla base dello sperone roccioso su cui eravamo in precedenza, poco più avanti ci si trova già nel canale principale dove scende il Ri di Anzino (con buona visibilità è un buon riferimento...), risaliamo alcune decine di metri sulla destra arrivando a L Sctrectg (Bocchetta di Anzino) 1668 m.

 (Questo tratto lo avevo percorso anni fa in senso contrario salendo la cresta nord del Corno di Scarpignano : link, salita i cui ricordi si erano un po' "persi"... ma ripassando di qui la memoria è in parte ritornata, e il percorso è risultato praticamente lo stesso della visita precedente, in questo tratto...).

 Dalla bocchetta si risale verso la cresta della Cima dell'Ovac su prati ripidi ma facili, mentre alcune aperture nella nebbia rendevano questo ambiente molto suggestivo e affascinante...

 Non andiamo verso la cima (vista la visibilità quasi nulla), ma raggiunta la dorsale che scende verso Calamacchio la seguiamo; le mappe la riportano come una dorsale tranquilla con le curve di livello anche abbastanza distanziate, ma in realtà non è così... ci sono vari canalini su un terreno impervio, e con la nebbia la discesa è molto incerta (solo la mappa IGM rappresenta bene questa zona); più in basso fortunatamente incrociamo il sentiero (tagli) che da Calamacchio traversa verso l'Alpe Corte, lo seguiamo e si arriva al largo dosso dell'Alpe Calamacchio 1546 m. che dovrebbe essere un bel punto panoramico.

 Dal prato di Calamacchio scendiamo direttamente la dorsale fino a raggiungere l'Alpe Storna 1394 m. con una baita in buone condizioni (probabilmente usata dai cacciatori); proseguendo verso nord si trova l'inizio di una buona traccia di sentiero che scende velocemente fino a un pianoro nel bosco dove si vede un vecchio focolare e dei ruderi [foto 83], in questi ambienti è facile perdere il sentiero, e infatti così è stato... quasi certamente bisognava scendere sulla sinistra, invece abbiamo proseguito direttamente lungo la dorsale che in verità non presentava problemi, ma si sapeva che in basso il terreno non era affatto tranquillo...

 Siamo scesi tenendo d'occhio il canale sulla sinistra (nord) per trovare un punto favorevole da traversare, superato il scivoloso canale scendiamo traversando sempre verso nord il pendio molto ripido e infido, puntando a raggiungere l'Alpe Taiole (da dove la mappa riporta un sentierino che raggiunge il ponte sul torrente); giunti nella zona dell'alpe (e alla quota giusta), alla fine non la troviamo, e vista l'ora ormai tarda, scendiamo in direzione del torrente traversando prima verso monte; avvistato dall'alto il ponte, lo raggiungiamo per poi (dopo questa discesa un po' "avventurosa"...), riprendere finalmente il comodo sentiero principale della valle che torna alla stradina asfaltata.

 Tempo per il giro descritto, circa 10 ore.

  Difficoltà EE - settembre 2017
 

 

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