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    Lavanchetto : la Miniera, l'Alpe, La Caccia, l'Usciolo...


 

 
 Visita alla zona della miniera del Lavanchetto che, assieme alle miniere di Pestarena, erano le più importanti in Italia, fornivano infatti gran parte di tutto l'oro estratto nel nostro Stato; solo in Piemonte, nel 1942, ne furono estratti oltre 400 kg. ma il massimo fu raggiunto dopo la guerra con oltre 600 kg nel 1948, per poi decrescere arrivando a una ventina di kg nel 1961, anno in cui furono ufficialmente chiuse (seguirono poi vicende tipicamente "Italiche" di sperperi di denaro pubblico.. (vedi questo link ).

 Il facile sentiero segnalato che sale al Lavanchetto, è l'unico percorso "ufficiale" della zona, gli altri percorsi descritti sono più impegnativi e si svolgono lungo tracce saltuarie (quando presenti), e su terreno spesso molto ripido ed esposto.

 Grazie anche alle informazioni raccolte in loco, che hanno stimolato la curiosità per questa zona, la visita di questo relativamente "piccolo" territorio, è stata molto interessante...
 

    Link interni alla pagina :

 Miniera e Alpe Lavanchetto  -  La "Balma del Pietro Chiodi" e il Morghen  -  La Caccia  -  il Passo dell'Usciolo

 

 Attenzione alle formiche.... Nella zona del Lavanchetto, si possono trovare numerosi formicai, e se si va nel periodo più favorevole (per loro...), non bisogna soffermarsi troppo, ho constatato che sono spesso molto "agitate" e abbastanza aggressive...

 

Link alla cartina ↓

 - Miniera e Alpe Lavanchetto :

   Maggio 2017 - Difficoltà E/EE

 Il sentiero che sale alla miniera del Lavanchetto, è l'unico percorso "ufficiale" segnalato in questa zona, l'inizio del sentiero lo si raggiunge solitamente dal Ponte del Vaud (parcheggio di fianco alla strada della Valle Anzasca, prima della galleria), superato l'Anza sul ponte si percorre per un tratto la mulattiera verso il Morghen e poi si trovano le indicazioni (è attualmente presente anche un cartello che indica Alpe Lavanchetto, ma non dovrebbe esserci, perchè l'alpe e la zona della miniera sono in luoghi diversi...).

 [Alla partenza, lungo il sentiero che scende al Ponte del Vaud, si passa presso la Croce in pietra datata 1769 che ha come base, la macina di un molinone; una pietra che girando, appunto "macinava" il materiale estratto da cui in seguito si ricavava l'oro].

 In questa occasione, giunto su un pianoro intermedio ho lasciato il sentiero per scendere brevemente alla zona dove si trovano i ruderi di Piana dell'Oro 1258 m. tornato al sentiero segnalato, passando presso un altro rudere, si giunge alla zona della miniera di Lavanchetto 1674 m. (che è anche un bel punto panoramico...).

 Sulla destra (ovest) il fornale (dove si trova l'acqua), e la dorsale della Caccia; dopo una visita tra i ruderi della costruzioni usate dai minatori, ho traversato in piano verso est (sulla traccia inferiore), più avanti si notano, in basso seminascoste nel bosco, i ruderi di altre costruzioni, e si giunge all'ingresso della miniera di foto 26 e 27 (da dove esce una corrente d'aria molto "fresca"...).

 Da questa piazzola, traversando in discesa oltre i rododendri, si notano spuntare tra l'erba degli spuntoni di ferro... indicano il percorso del vecchio sentiero che a tratti si intuisce ancora (naturalmente questo percorso è consigliabile a inizio di stagione, appena la neve si è sciolta, altrimenti, col crescere della vegetazione, è improbabile riuscire a vedere i "segnavia metallici"...).

 Il percorso scende traversando il pendio ripido, in basso si passa da un passaggio obbligato dove si trovano delle vecchie cordine, che potevano essere di aiuto per non cadere nel canale sottostante; poi si traversa alla base delle rocce e si arriva su un pianoro dove si trova una sorgente (buon riferimento se si segue il percorso in senso contrario); da qui la traccia si perde, ma non ci sono particolari difficoltà per traversare in leggera discesa tutto l'ampio e pianeggiante fornale.

 L'Alpe Lavanchetto si trova nel bosco più a est a circa 1500 m. in un luogo riparato dalle slavine che cadono sul fornale precedente; in questa occasione prima di scendere, ho seguito una traccia che traversa sempre verso est fino a raggiungere il marcato canalone (il più importante di questo versante), che non è superabile a queste quote.

 Ritornato all'Alpe Lavanchetto sono sceso in direzione del Morghen cercando di seguire la traccia riportata sulle vecchie mappe; si trova solo qualche tratto dove si intuisce la presenza di un vecchio sentiero, ma è in gran parte scomparso; arrivando presso un ultimo canale [foto 58 e 59], ho traversato troppo in alto, e la discesa nel più tranquillo bosco sottostante è stata un poco delicata... era preferibile scendere ancora lungo la costa boscosa per poi traversare al di sotto della zona visibile nella foto 63; continuando nell'intricato ma più facile bosco sottostante, si esce nella tranquilla e rilassante zona del Morghen 996 m.

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 - La "Balma del Pietro Chiodi" e il Morghen :

   Maggio 2017 - Difficoltà E/EE

 Nella zona posta più a est del versante dove si trova Lavanchetto, tra Ceppo Morelli e Pestarena, le vecchie mappe riportano un sentiero che sale alla quota 1112 m. dove viene riportato il simbolo usato solitamente per le baite (grazie all'amico Francesco che ha avuto per primo l'idea di andare a vedere questo luogo).

 Vicino al termine dell'abitato di Ceppo Morelli, verso ovest, si scende a superare l'Anza sul bel ponte, e sul versante opposto si sale lungo la mulattiera che porta in località Teste 794 m. nei pressi della Centrale di Ceppo Morelli (sul muro di una delle baite, si vede un bell'affresco); poi si segue il comodo sentiero/mulattiera che traversa verso ovest il versante destro idrografico della valle (sono anche presenti segni di vernice rosa).

 Giunti nei pressi del rudere a circa 800 m. [foto 9], si lascia il sentiero per salire nel ripido bosco sulla sinistra (sud), con percorso libero (il vecchio sentiero non è più visibile), poggiando sulla sinistra si passa da una piccola balma [foto 12].

 Si sale lungo un versante boscoso situato tra due canalini, versante che, salendo, si restringe (questo lo si nota bene osservando la zona dal versante opposto della Valle Anzasca, e anche guardando le mappe), e proprio nel punto in cui la distanza tra i due canali si riduce al minimo, si trova la Balma del Pietro Chiodi a circa 1112 m.

 Il Pietro Chiodi era un "personaggio" locale che si era appartato in questa zona nel periodo antecedente la seconda guerra mondiale; dal vicino canale posto a est, qualche bella veduta panoramica verso la zona del Marigal, in questa occasione sono ridisceso alla mulattiera sottostante continuando a traversare verso ovest per poi salire al Morghen, località piacevole e rilassante (salendo sul motto roccioso posto a nord-ovest, dove è posta una Croce, bella vista panoramica su questa zona della Valle Anzasca); qui ho incontrato un gentile abitante del luogo che, tra le altre cose, mi ha appunto parlato del Pietro Chiodi...

 Dal Morghen, continuando verso ovest ci si porta verso il Ponte del Vaud (poco prima si trova l'inizio del sentiero segnalato che sale alla miniera del Lavanchetto).

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 - La Caccia :

   Giugno 2017 - Difficoltà EE

 Tra la Val Moriana e la zona di Lavanchetto, si trova una ripida dorsale boscosa che più in alto diventa una affilata cresta verso la cima del Pizzo della Caccia (link), questa zona è chiamato localmente "La Caccia".

 Anche qui sono presenti i resti dei manufatti costruiti nel periodo dell'estrazione del minerale aurifero, in particolare si può ammirare l'imponente "muraglione" su cui scorrevano i carrelli che portavano il minerale che poi veniva mandato a valle tramite una teleferica.

 Un tempo era comunque presente un alpetto che utilizzava le zone erbose presenti su questa dorsale, ma più che altro qui si veniva a tagliare l'erba che poi veniva raccolta e "confezionata" in modo simile alle moderne balle di fieno; veniva mandata a valle per alcuni tratti facendola rotolare, e poi, nei punti favorevoli, utilizzando un filo; tutto questo lavoro permetteva alla famiglia proprietaria dell'alpe di poter tenere un bovino in più, il che era importante in una zona dove i pascoli sul fondovalle sono poco estesi...

 Da Pestarena si sale in Val Moriana, dopo l'Alpetto 1253 m. si continua verso la centralina (presa dell'acqua), dove si può traversare facilmente il Crotto Moriana; si sale nel bosco di conifere su terreno sempre molto ripido, in questa occasione mi sono portato prima piuttosto sulla destra (sud) traversando una giavina verso una zona rocciosa con tratti erbosi [foto 7], probabilmente si può salire anche qui, sulle sinistra, ma il pendio mi è parso poco invitante, e allora sono ridisceso traversando alla base delle rocce portandomi sul versante nord-ovest del versante, riprendendo la salita nel bosco, comunque sempre molto ripido.

 Si trova qualche tratto con rocce che bisogna aggirare, ci si fa strada tra i rododendri e poi, verso i 1550 m. si esce su terreno più "tranquillo" dove si inizia a trovare qualche zona con erba; con qualche apertura panoramica (limitata, in questa occasione dalle nuvole presenti), verso la Val Moriana; si giunge in una zona dove si intuisce la presenza di un vecchio sentiero; lungo il versante percorso era infatti presente un tempo il sentiero che saliva alla Caccia (informazioni raccolte a Pestarena).

 Si giunge infine al piccolo pianoro della Caccia bassa a circa 1750 m. dove si ammira l'imponente costruzione su cui un tempo erano presenti dei binari dove scorrevano i carrelli portando il materiale dalle miniere della zona alla partenza della teleferica verso valle; si trovano anche i resti della "casa" dei minatori e il rudere del vecchio alpetto.

 In questa occasione sono poi risalito per un tratto seguendo la bella crestina panoramica [foto da 26 a 31], ma visto che il meteo tardava a migliorare, ho preferito ridiscendere alla Caccia bassa e seguire in discesa il sentierino che traversava verso la zona di Lavanchetto.

 Il sentiero, dove traversa una zona mista di rocce e vegetazione, è franato, i camosci (e anche la gente del posto), passano più in basso traversando un pendio roccioso quasi verticale camminando sui rododendri che crescono tra le fessure della roccia... in questa occasione ho provato anche io a farlo, ma ho trovato un tratto dove bisognava fare un piccolo "saltino" senza avere la possibilità di assicurarsi (per chi ha le gambe lunghe, dovrebbe essere forse più facile...), e allora ho preferito risalire e scendere a monte del tracciato del sentiero usando la corda (che in giri come questo, è sempre meglio portare). Tra le rocce franate si vedono ancora delle assicelle, erano una sorta di "porta" che impediva alla capre di "sconfinare" .

 Superata la difficoltà, il sentiero che proseguiva ora lo si nota solo a tratti, e traversa una zona scomoda tra rocce e rododendri in direzione di Lavanchetto; una alternativa è quella di rimanere più alti traversando il fornale su terreno un poco più agevole, e portandosi verso la dorsalina che scende ai ruderi di Lavanchetto; su questa dorsale si trovano altre costruzioni risalenti al periodo estrattivo, e in particolare il ruderi posto più in alto [foto 44] che risale ai tempi delle prime concessioni rilasciate per questa zona.

 Scendendo lungo la dorsale tra i rododendri, si giunge a Lavanchetto 1662 m. e dopo una tranquilla pausa sono ritornato a valle lungo il sentiero segnalato verso il Ponte del Vaud, da dove si può tornare a Pestarena.

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 - Lavanchetto - Passo dell'Usciolo - Val Tignaga :

   Luglio 2017 - Difficoltà EE - Dal Lavanchetto al Passo dell'Usciolo, circa 2 ore.

 Un interessante percorso che dalla miniera del Lavanchetto traversa al Passo dell'Usciolo e poi scende in Val Tignaga; questo "sentiero" è stato ripulito nel 2013 (vedi questa pagina); un doveroso ringraziamento ai volontari (uno di loro l'ho incontrato proprio in occasione di questo giro salendo al Lavanchetto, impegnato nella pulizia del sentiero in vista dell'annuale ritrovo commemorativo dei minatori al Lavanchetto di metà luglio (vedi anche il sito : Figli della Miniera).

 L'inizio del percorso è lo stesso di quello che scende all'Alpe Lavanchetto (in questa occasione, vista la giornata molto calda, la corrente d'aria che usciva dalla miniera, era più "fresca" del solito...); a fianco dell'ingresso si vedono i tagli [foto 11] che indicano la via da seguire, si trova a tratti una traccia di sentiero (anche gli animali lo seguono), ma più che altro bisogna cercare i tagli, si trovano anche alcuni segni di vernice.

 Si tratta di un percorso molto "selvatico" con parecchia vegetazione e alcuni passaggi insidiosi, in particolare con terreno bagnato (come trovato in questa occasione...); in pratica è un lungo traverso fino al canalino finale, dove si sale direttamente al Passo; in questa occasione ho trovato solo un tratto "incerto", giunto sul minuscolo poggio di foto 35 un paio di tagli e una lieve traccia invitano a continuare in salita, ma poi i segnali scompaiono (ho comunque provato a risalire per un po' un panoramico sperone, ma non c'erano poi vie possibile per proseguire), ridisceso ho traversato tra gli ontanelli ritrovando la lieve traccia che continua a traversare (con qualche tratto in discesa) giungendo a una roccia scivolosa con una cordina [foto 36].

 In pratica, intorno ai 1850 m. di quota bisogna sempre traversare fino al canalino finale che risale direttamente al Passo dell'Usciolo 2006 m. (da informazioni raccolte al Morghen, dovrebbe essere possibile salire direttamente anche dalla zona dell'Alpe Lavanchetto).

 Il Passo dell'Usciolo è un bel punto panoramico con il suo caratteristico spuntone roccioso inclinato ben visibile anche da lontano; dopo una sosta (finalmente su terreno asciutto...), scendo direttamente verso l'Alpe Corte di Sopra che si vede giù in fondo, si scende inizialmente su terreno ripido con erba scivolosa (nella parte alta non ci sono sassi, e si può anche scendere scivolando seduti sull'erba, naturalmente senza prendere velocità...).

 In breve si giunge all'Alpe Corte di Sopra 1713 m. dove, nelle vicinanze, pascolavano i cavalli; qui passa il sentiero segnalato (segnavia giallo-rossi), che scende dall'alta Val Tignaga, che si segue passando vicino al Crotto Tignaga e poi si arriva alla Cappelletta di Courgil (ottimo e comodo luogo per una sosta); incredibile la miriade di farfalle (in gran parte Erebia euryale), incontrate in questo tratto...

 Da Courgil, lungo la bella mulattiera si scende nel bosco al ponte sul Crotto Tignaga, poi all'Alpe Piana di Ceppo Morelli 1174 m., e infine si torna a valle presso il ponte ad arco sull'Anza a Ceppo Morelli.

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