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Ör Colin e Costa Portone...


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   Varallo Sesia > Vocca > Isola. Vallone di Gavala :

 

 Con Andrea torniamo per la terza volta nella intrigante ed attraente (almeno per noi...), Valle di Gavala, questa volta in direzione di uno dei luoghi più rappresentativi della valle (assieme naturalmente ai Denti di Gavala), l'Ör Colin (l'Oro Collino sulla Rabbini),  luogo ben conosciuto dalla gente di Isola e Vocca, e che era "importante" anche ai tempi vista la presenza di una Cappella (forse l'unica presente all'interno della valle, oltre quella all'Erta).

 Un doveroso ringraziamento ad Enzio Giovanni e all'amico Dario (che raccontano le loro escursioni valsesiane sul gruppo Facebook Montagne della Valsesia), per le preziose informazioni sul percorso che raggiunge l'Ör Colin, e anche per le impressioni raccolte e condivise durante il percorso.

 

 Partiamo come al solito dal parcheggio poco prima delle case di Isola di Vocca in una giornata che le previsioni meteo presentano poco promettente, con rovesci nel primo pomeriggio; seguiamo il sentiero 219 che sale all'Erta e poi traversa a Stalmezzo, il sentiero, vista la stagione ormai estiva, è a tratti "mimetizzato" tra le felci e l'erba alta, e la vegetazione è bagnata per cui in breve siamo già abbastanza inzuppati ancora prima che piova...

 Dopo poco meno di una mezz'ora oltre Stalmezzo si incontra il faggio (foto 6) chiamato il fö dal lettre così nominato perchè ai tempi i cui gli alpeggi erano ancora frequentati, qui veniva portata la posta appendendola all'albero dove poi gli alpigiani scendevano a ritirarla, (erano anche postini d'altri tempi...).

 Dal faggio si abbandona il sentiero segnalato per seguire la meno evidente traccia che inizialmente traversa poco più a valle del sentiero principale, e poi inizia a scendere leggermente incontrando prima i ruderi dei Cascinei e in seguito quelli di Selletto di sotto, si trova un passaggio infido (foto 10) dove una cordina in acciaio inox (la prima di questo materiale che trovo...), aiuta a superarlo, e infine la vaga traccia scende al Croso della Gavala nel quale si trova una corda di ferro probabilmente di una vecchia teleferica. Fino a qui da Isola, circa1 ora e 40 minuti.

 Risaliti sul versante opposto si incontra un primo tratto un po' "incerto", bisogna cercare i tagli che indica il percorso che traversa sul fianco di un ramo secondario del Croso di Gavala, in seguito risalendo il versante, il percorso diviene un poco più evidente e la traccia abbastanza visibile traversando in salita il versante giungendo infine ai miseri ruderi dell'Alpe Vertighe circa 1030 m. (Alpe Vurtiga... visto che è situata nelle vicinanze del Croso delle Ortiche, è anche possibile che in origine il toponimo fosse appunto Ortiche e non Vertighe, questo naturalmente nel caso che il nome dialettale vurtiga sia appunto riferito all'ortica...). Dal guado sul Gavala a qui, circa 40 minuti.

 Poco oltre i ruderi si trova un masso con una vecchia scritta ormai indecifrabile (foto 22), da qui sempre cercando i tagli si traversa il Croso delle Ortiche e si continua la salita del versante incontrando qualche tratto franato o incerto, con un largo giro verso sud e poi verso ovest, si sale al pianoro dell'Ör Colin 1219 m. che, come dice il nome, si trova (su tre lati), sull'orlo di impervi versanti. Da Vertighe a qui, circa 40 minuti.

 Naturalmente spicca la presenza di una Cappella, e sembra in tempi remoti gli abitanti di Isola salissero in processione fin qui per invocare la pioggia nei periodi di siccità... in basso si nota una pioda incisa di ormai difficile lettura, il testo è stato "recuperato" da Enzio Giovanni e i suoi compagni di escursione nel 2019, e così è scritto : "QUESTA CAPELA FATA COSTRUIRE DAI NOSTRI ANTENATI E RICOSTRUITA PER LIMOSINA DELE DONNE DELLA COMUNA DI VOCCA E RISPETTIVI CANTONI NELL ANNO..." (la data che era incisa non è stato possibile recuperarla...).

la Cappella...

 Dal pianoro, portandosi in direzione nord si trova una traccia che conduce a una cengia dove si trova l'acqua che veniva raccolta in una sorta di vasca, e nelle vicinanze si ha una bella visione del versante di Costa Portone che in seguito raggiungeremo; guardando dai ruderi in direzione sud si vede la cresta che separa la Gavala dalla Val Strona di Postua, all'Ör Colin portavano anche una decina di mucche che un tempo erano certamente più agili di quelle odierne...

 Ritorniamo a Vertighe lungo il percorso seguito in precedenza, e a monte dei ruderi si sale il versante nella zona più "comoda" per poi traversare sulla destra (nord) ritrovando la discreta traccia (cercare comunque sempre i tagli) che sale a tornanti il ripido versante; inizialmente si trova anche un ormai "tipico" segnavia della Gavala, una cartuccia infissa in un albero (già trovata durante l'escursione al Becco della Finestra e al Ciarun).

 Il sentiero sale, e nel contempo traversa verso ovest avvicinandosi gradualmente al canale del Croso delle Ortiche, si arriva a un bivio dove un'altra traccia traversa in discesa sulla sinistra (presso due faggi, foto 68), si continua a salire e infine, preannunciata da alcuni muretti, si giunge ai ruderi dell'Alpe Costa Portone circa 1300 m. dove si notano i grossi massi con cui erano stati costruiti i piccoli edifici (naturalmente i costruttori si adattavano ai materiali presenti in loco). Si nota la tipica "nicchia" sul muro di una baita (foto 54), sono presenti numerose costruzioni ormai nascoste dal bosco che ha preso il sopravvento. Da Vertighe a qui, circa 45 minuti.

la costa della Finestra...

 Una breve pausa presso i ruderi, e decidiamo di salire alla selletta sulla crestina soprastante (vista durante il giro al Becco della Finestra, Link), anche per poter ammirare il roccioso versante del Becco da un punto di osservazione ottimale; lungo il pendio si trova per un tratto la traccia di un vecchio sentiero che saliva, e si esce sulla crestina a circa 1350 m. (ad ovest della quota 1395 m.).

 Bella vista verso la dorsale della Finestra e verso la parete rocciosa che sorregge il Becco della Finestra, verso ovest la crestina sale in direzione dell'impervia cresta divisoria con la Valmala; saliamo lungo la variegata crestina fin verso i 1450 m. senza particolari difficoltà (qualche traccia di animali), per avere una visione migliore, e poi, anche per il previsto peggioramento meteorologico, ritorniamo ai ruderi di Costa Portone.

 Scendiamo al bivio incontrato in salita e traversiamo verso sud (la traccia scompare e la zona è abbastanza imboscata), poi superato il Croso delle Ortiche, risalendo l'opposto versante, si ritrova il sentiero che, giunto sulla dorsalina, scende per un tratto fino ai ruderi dell'Alpe Galeri a circa 1245 m. dove si nota sulla destra un grosso muraglione (forse una protezione per le slavine....), e sulla sinistra una interessante (e provvidenziale...) balma, altri ruderi sono presenti poco più a valle. Dal bivio a qui, solo una decina di minuti. (Naturalmente sarebbe interessante riuscire a conoscere il nome di questo alpetto...).

 E proprio qui, dove abbiamo trovato l'unico punto in cui ci si può riparare dalla pioggia (forse uno dei pochi presenti in Gavala), arriva il previsto acquazzone... una pausa forzata al riparo sotto la balma di Galeri che, personalmente, ritengo il più interessante visto fino ad ora in Gavala, e quando l'intensità della pioggia diminuisce ritorniamo al bivio del sentiero per poi scendere a Vertighe.

balma...

 Dai ruderi di Vertighe decidiamo (come aveva fatto Dario), di scendere direttamente il versante a nord del Croso delle Ortiche verso il Croso della Gavala, scendiamo con percorso libero trovando inizialmente, poco più a valle di Vertighe, un "reperto" interessante... un coccio di un piatto o di una tazza, decorata come si usava una volta (foto 83), reperto che, come d'abitudine, lasciamo in loco in modo che magari in futuro qualcun altro possa ripetere il ritrovamento di questa piccola/grande testimonianza di un tempo ormai molto lontano...

 Con percorso abbastanza "scomodo" (non ci sono però particolari difficoltà"), si scende velocemente al Croso di Gavala che si guada nei pressi della confluenza del Croso delle Ortiche, passati sull'altra sponda seguiamo il versante destro idr. del croso verso monte (il versante a valle appariva poco invitante per la risalita), poi nei pressi della lanca di foto 87 saliamo su terreno inizialmente molto ripido, poi più comodamente e passando da alcuni muretti si arriva presso la baita dell'Alpe di Pian delle Ruse inferiore 998 m. dove si ritrova il sentiero segnalato 219 che riporta ad Isola di Vocca. Da Vertighe a qui, circa 45 minuti.

 Tempo per questo giro, circa 10 ore. Difficoltà EE.

   Giugno 2020.

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