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Pizzo di Bronzo, Pizzo del Forno (per la Cima di Meri)

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      Pizzo di Bronzo 2502 m. per la cresta ovest dalla Cima di Meri 2115 m. Pizzo del Forno 2696 m.
      Satta del Forno 2503 m. discesa per la Valle del Rio degli Orti verso Pianezza (Corte della Satta).


    Difficoltà EE

 Valle Antigorio > Premia > Cagiogno.

 

 

 Visita a due cime della lunga cresta posta ad ovest della Valle Antigorio, il Pizzo di Bronzo e il Pizzo del Forno, lungo itinerari di salita (e discesa) dal versante Antigorio; percorsi lunghi e relativamente poco frequentati ma certamente di maggiore soddisfazione rispetto ai facili versanti erbosi del versante est di queste montagne.


 Per la salita, guardando la cartina, si vede una lunga e apparentemente non difficile cresta che sale dalla poco frequentata Cima di Meri, situata a picco sopra la Piana di Aleccio, ed ecco l'idea per un percorso alternativo...

 Per la discesa, lungo la cresta dopo il Pizzo del Forno si trova la Satta del Forno, sella che guarda verso la Valle del Rio degli Orti, passaggio poco frequentato, faticoso e praticamente privo di sentieri, frequentato solo da pochi "amatori" di questo genere di percorsi...

 


 Partenza con Andrea dal minuscolo e caratteristico villaggio di Cagiogno722 m. (qualche possibilità di parcheggio), e si continua lungo la notevole e bella mulattiera che sale questo variegato versante della montagna (per questo tratto iniziale, vedi anche le immagini dell'escursione ad Aleccio : link).

Link alla cartina ↓

 Nel tratto iniziale si trova un bivio segnalato, sulla sinistra il sentiero traversa verso il Rio degli Orti e Diogna (percorso che seguiremo al ritorno), si sale invece verso i prati dell'Alpe Bee 1308 m. e poi si continua sul sentiero segnalato che traversa il Rio d'Alba e si porta all'Alpe Aloro 1406 m. bel punto panoramico, da qui si vede in lontananza anche Pianezza (Corte della Satta) appollaiata su uno sperone roccioso, alpe che cercheremo di raggiungere durante il ritorno.

 Ad Aloro si abbandona il sentiero per salire direttamente nel bosco lungo la poco marcata dorsale che sale verso la Cima di Meri, dopo un tratto si incrocia un sentiero che traversa probabilmente verso Corte Peccia nella Valle del Rio d'Alba.

 Si risale la dorsale cercando il percorso migliore per aggirare alcuni tratti rocciosi, conviene quasi sempre seguire le tracce di passaggio degli animali, altrimenti la progressione tra i rododendri e la bassa vegetazione è alquanto "scomoda"... più in alto si poggia un poco sulla destra (sud) per poi continuare la risalita in direzione est, infine si esce finalmente dai rododendri sui prati panoramici che portano sulla poco accentuata sommità della Cima di Meri 2115 m. (I Merri, sulle antiche mappe).

 Sulle rocce della cima si trovano incise due croci; qui inizia una lunga crestina in gran parte rocciosa e per un buon tratto quasi pianeggiante.... il dislivello è concentrato quasi tutto nella parte finale.

 Il percorso non presenta particolari difficoltà, eventuali passaggi esposti si possono in parte aggirare sul versante sud, durante la salita bella vista verso il fornale del Rio d'Alba e la cresta tra il Bronzo e il Forno, e anche verso il Monte Larone; si giunge a una selletta posta prima della rampa finale, qui arriva dal versante del Rio d'Alba un bel canalino (che appare percorribile...), poi si sale facilmente e ripidamente sui pendii prativi che portano alla cresta e alla cima del Pizzo di Bronzo 2502 m. da dove, in questa occasione, vista la giornata limpida e ventosa, si poteva ammirare un notevole panorama...

 Si prosegue lungo la facile cresta nord verso il Pizzo del Forno (nel primo tratto la Guida dei Monti d'Italia riporta la presenza del Passo Camella (Camella è anche un toponimo usato per il Pizzo di Bronzo), ma in verità, guardando dalla cresta e anche dal basso durante la salita, è sorto qualche dubbio sulla effettiva presenza di un passo in questo tratto di cresta...).

 Si sale poi al Pizzo del Forno 2695 m. anche qui bel panorama circolare (anche verso l'interessante zona del Lago Gelato che richiede però un lungo avvicinamento....), visto che la cresta nord del Pizzo del Forno appare impraticabile, procediamo in discesa lungo la facile cresta est verso il Passo della Fria 2499 m. poi scendiamo in Val Cravariola seguendo il sentiero segnalato, giunti poco sopra all'uscita della nota galleria costruita per facilitare il passaggio delle mucche in questo territorio italiano situato oltre le creste che solitamente fungono da confine (territorio oggetto di disputa in passato), si lascia il sentiero per traversare con percorso libero per raggiungere la cresta dopo i salti rocciosi del tratto che scende dal Pizzo del Forno.

 Un sintetico riassunto dell'arbitrato del 1874 per la risoluzione del contenzioso Italo-Svizzero a questo link : Arbitrato link al file PDF


 Giunti sulla cresta, ci si affaccia sul bel versante della Valle del Rio degli Orti, proseguendo in direzione del Pizzo di Pioda si arriva a una selletta (qui si trova anche un ometto) dove il pendio verso ovest appare un po' meno ripido, si scende all'inizio con percorso libero poggiando un poco sulla destra, poi si procede lungo una crestina poco accentuata (in basso si vede un ardito torrione), e cercando il percorso migliore ci si porta sulla sinistra, e a circa 2300 m. si traversa per entrare nel canale del Rio degli Orti sulla cui sinistra idrografica si trovano le pareti rocciose e il caratteristico torrione.

 Si scende ancora per un buon tratto per poi uscire sull'ampio fornale della valle, si continua poggiando sulla destra e traversando alcune giavine, il riferimento è il versante boscoso posto al di sotto delle pareti che si vedono in basso sulla destra [foto 21], si scende traversando e portandosi gradualmente intorno alla quota di circa 1770 m. in questo modo ci si porta verso il passaggio obbligato che poi conduce a Pianezza (Corte della Satta sulle cartine).

 Oltre alla salita (e discesa) delle cime, un altro motivo di interesse (e non certo secondario...). era proprio la ricerca del percorso usato un tempo dagli alpigiani per entrare verso gli ampi pascoli del fornale superiore.

 Grazie anche a informazioni raccolte in loco, sapevamo che il percorso entrava appunto da Pianezza, gruppo di baite appollaiato su uno sperone roccioso, ora sulle cartine è nominata Corte della Satta, ma visto che la gente del posto lo chiama ancora come un tempo, credo sia più corretto anche per gli escursionisti usare questo toponimo...

 Questo passaggio permette anche, cosa importante, di evitare completamente i tratti con i temuti ontanelli che infestano queste zone...

 Traversando appunto intorno ai 1700 m. si inizia a vedere tra l'erba una lieve traccia di sentiero, e poi si trovano i primi gradini che confermano il fatto che siamo sul percorso giusto; si traversa su una cengia alla base delle pareti verticali, seguendola prima in discesa e con un ultimo tratto in lieve salita, in breve si giunge al poggio panoramico di Pianezza 1666 m.

 Sono presenti alcune baite ancora in discrete condizioni, le date incise sulle architravi risalgono al periodo dal 1781 al 1841, dopo una breve sosta panoramica seguiamo una traccia che traversa sulla destra (nord), la quale però non accenna a scendere e continua in salita, allora decidiamo di tornare e scendere liberamente la dorsale per portarci al pianoro con dei ruderi a circa 50 m. più in basso (ruderi visibili guardando da Pianezza), qui scendiamo nel bosco sulla destra dove poi troviamo un sentierino (vecchi segni di vernice rossa), lo seguiamo in discesa arrivando al nucleo più basso di Corte della Satta a 1535 m. dove si trovano altri ruderi.

 Proseguiamo la discesa lungo la dorsale verso Diogna, in verità dopo un tratto perdiamo il sentiero, ma non ci sono problemi lungo questa dorsale, e scendiamo con percorso libero raggiungendo le prime baite abbandonate di Diogna a 1205 m. dove incrociamo un sentiero segnalato che seguiamo in discesa portandoci sulla sinistra (sud), presso un ulteriore gruppo di baite dove si trova un incrocio di sentieri segnalati, seguiamo quello con indicazione Cagiogno che ci porta a superare il Rio degli Orti e alla mulattiera percorsa in salita.



 In breve si ritorna a Cagiogno concludendo questo interessante e "remunerativo" giro, che ha permesso di abbinare la salita (e discesa) alle cime, alla ricerca e al ritrovamento dei vecchi percorsi usati dagli alpigiani, oltretutto in una splendida giornata, una "combinazione" non facilmente ripetibile....

 Tempo per la salita (fino al Pizzo del Forno), circa 5 ore e mezza; per il giro descritto, circa 11 ore. Difficoltà EE

 (Per chi è ben allenato, questi tempi si possono certamente ridurre, ma personalmente credo sia più interessante (quando possibile), fare le cose con più calma, soffermando magari un momento, così da poter magari riuscire ad apprezzare maggiormente quello che si sta facendo, e le zone che si stanno visitando, senza lasciarsi condizionare dall'ansia da prestazione...).

     Immagini del 3 luglio 2016.







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