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Tra Anzola e il Rio Inferno...

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 Anzola - I Curticc - Ca dul Gob - alpetto a ca. 840 m. - in Culet (L'Alpetto) - Cola d'Umenig - Fontana Ragozza - Cola d'Benin - (Megolo di Fondo) - Anzola.

              Difficoltà EE

 Valle d'Ossola > Anzola d'Ossola.

 

 

 Ritorno, dopo qualche anno, nella zona tra la Valle del Rio di Anzola e la selvaggia Valle dell'Inferno.

 ( Vedi anche le pagine : Valle del Rio di Anzola   -   la Valle dell'Inferno   -   alla ricerca di Camoi )

 


 Dal Comune di Anzola d'Ossola ci si porta oltre il Rio di Anzola per salire sul suo versante sinistro idrografico (in questa zona sono ancora presenti i resti delle costruzioni usate quando era in funzione il mulino del paese); in caso di "acqua alta" nel Rio di Anzola, si può partire dalla strada principale subito dopo il ponte sul torrente, come fatto in questa occasione, con Andrea, Francesco e Stella; parcheggio possibile al termine del paese (lato ovest).

 Si seguono all'inizio le indicazioni che portano al Cippo posto a ricordo dei Partigiani caduti, poi si continua lungo il sentiero ancora in buone condizioni (sono presenti segni di vernice color arancione), che sale passando dalla zona chiamata I Curticc dove erano presenti dei terrazzamenti; si giunge a un bivio [foto 5], a destra la traccia principale sale verso il Pian del Baro (il Bar), si va invece a sinistra verso la vicina baita di Cà dul Gob 537 m.

 A Cà dul Gob si tralascia un sentierino che traversa in salita, per scendere leggermente trovando un'altra traccia che traversa verso il vicino canalino, superato il quale si rimonta un ripido costone passando prima da un punto panoramico dove abbiamo trovato un seghetto appeso a una pianta (probabile "posta" dei cacciatori), poi si passa da una carbonera e si arriva a circa 840 m. ai ruderi di un alpetto (segnato ma senza nome sulla Mappa Rabbini).

 Sulla destra (nord-ovest) dei ruderi, la traccia risale il soprastante salto roccioso raggiungendo poi il colletto dove si trovano i ruderi di Il Culet (L'Alpetto sulla Rabbini) 1064 m. dove troviamo la prima neve caduta il giorno precedente durante un classico colpo di coda dell'inverno...).

 Si segue per poche decine di metri la dorsalina fino a quando termina il tratto in piano (sulla destra si prosegue verso la Fontana Ragozza), si va invece a sinistra lungo la evidente traccia che traversa e poi risale il versante della montagna con qualche apertura panoramica verso la Valle del Rio di Anzola e la cresta tra l'Eyehorn, il Massone e la Scaravini; la traccia è ben evidente, e sono presenti anche dei tagli, ma a un certo punto si perde... comunque basta salire con percorso libero sulla destra, cercando il percorso migliore (in qualche tratto si trovano piante cadute che rendono "scomoda" la salita), e si raggiunge la dorsale all'incirca a metà strada tra la quota 1310 m. e il piccolo pianoro della Cola d'Umenig 1338 m. (i ruderi sono posti poco sotto la dorsale, verso nord-ovest).

 Proseguiamo ancora per un tratto lungo la dorsale per ammirare la sempre bella Valle dell'Inferno, particolarmente suggestiva in questa occasione per la presenza della neve... si vede sul versante opposto la cresta che dal Monte Turi prosegue verso il Monte Crotta (seguita in un precedente giro : link), e poi la dorsalina di Camoi, i cui ruderi si individuano sul suo piccolo pianoro (vedi il giro a Camoi in questa pagina).

 Ritorniamo indietro seguendo la dorsale fino al termine del tratto pianeggiante, alla quota 1310 m. qui, come sulla dorsale poco dopo la Cola d'Umenig, si trova un cippo di confine che delimita il territorio tra Anzola e Rumianca (quando era comune autonomo); si continua scendendo in direzione della Cola d'Benin, e bisogna avere ben chiara l'orografia della zona, per evitare di "sbagliare" dorsale...

 Per un tratto si trova una lieve traccia di sentiero, traccia che poi scompare quando si arriva in una zona "disagevole" con bassa vegetazione; si passa presso un piccolo sperone panoramico dove si vede la dorsalina di Il Culet raggiunta in salita, e infine si scende di fianco a una parete rocciosa dove si trova l'acqua (ci sono anche dei muretti), siamo a Fontana Ragozza.

 Da Fontana Ragozza prosegue la discesa verso ovest nord ovest passando da alcuni bei punti panoramici, verso la Valle dell'Inferno e la piana Ossolana, e si giunge nel bosco alle baite della Cola d'Benin 843 m. le cui costruzioni sono ancora in discrete condizioni (se paragonate alle altre viste in questo giro...), era certamente l'alpeggio più "importante" della zona, in una baita si trovano ancora alcuni utensili di un tempo ormai lontano...


 Per ritornare a valle dalla Cola d'Benin ci sono due possibilità, un percorso "facile" che scende traversando verso il Rio dell'Inferno e che avevo seguito in salita diversi anni prima (percorso di cui, in verità, non abbiamo visto l'inizio nelle vicinanze delle baite di Benin... in questo caso, anche la memoria ormai evanescente non è stata di aiuto...); un altro percorso più impegnativo ma naturalmente interessante, scende direttamente verso nord il versante che sorregge il dosso della Cola d'Benin (per questo ultimo tratto in particolare, vedi anche sul sito : itinerALP).

 Per questo percorso di discesa, è bene prevedere di avere a disposizione più tempo di quello realmente necessario, perchè la traccia a tratti è poco evidente (o assente), e ci sono diversi cambi di direzione che, se non si trovano subito, possono fa perdere anche parecchio tempo...

 Si scende lungo la dorsale della Cola d'Benin dove si trova la traccia del sentiero, giunti sopra un salto, si scende sulla sinistra (ovest), tornati poi sulla dorsale si trova un rudere ormai azzerato [foto 70] a ca. 750 m. si scende poggiando in seguito verso nord e scendendo alla base di una parete [foto 71], traversando verso est si trova un passaggio su roccette [foto 72], facile, ma in questa occasione era bagnato.

 Dopo questo passaggio la traccia diventa più incerta, in questa occasione siamo arrivati presso un traliccio dell'alta tensione (quello posto più a ovest), ma non era la direzione giusta perchè verso ovest e verso nord non si può proseguire... allora traversando dal traliccio verso est, si ritrova la traccia (e qualche taglio), che permette di trovare un "punto debole" per superare la fascia rocciosa sottostante; traversando poi principalmente verso ovest si superano gli ultimi salti di roccia e si giunge sulla piana tra la zona del Rio Inferno e il recinto del poligono di tiro (gli spari ci hanno accompagnato durante la discesa...), un ultimo tratto nella boscaglia e anche tra i rovi, riporta alla strada asfaltata che seguiremo verso Anzola.

 Tempo per questo giro, circa 7 ore. Immagini del 29 aprile 2017.

 Link alla relazione di Andrea su : HIKR


 

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